Duomo

il Gerri

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tempo lettura: 5 minuti

Penso che parto con “Every Little Thing She Does Is Magic”, perché mi piace come mi scalda la voce, poi vediamo… Guarda, oggi non c’è molta gente e pensare che è domenica!

E’ vero che ho i guanti! Robi mi aveva detto di comprarli, questi guanti qui con le dita tagliate, ma in effetti io non gli ho dato tanto ascolto, da subito. Poi però, col freddo che si è fatto quest’anno, dovevo mettere su qualcosa…

Paola me ne aveva portato un paio come fa sempre lei, delle volte mi porta un panino, delle volte una coperta, oppure mi fa salire sull’ambulanza con lei, per un po’, e facciamo qualche discorso. Quella volta mi aveva portato proprio questi guanti qui e io ho deciso di prenderli, dai. Che bella coincidenza! Ma non avrei mai pensato di riuscire a suonare così bene anche con su quei guanti lì. Meno male, dai!

Fiore questa mattina è tutta infreddolita e la strofino un po’ con le mani, con i guanti, prima di cominciare. Anche perché poi ci devo mettere le mani su io e se è freddissima, anche se c’ho i guanti, dopo mi fa freddo alle mani lo stesso. Mi esce la nuvola dalla bocca, porca vacca!

Mi piace questo pavimento, queste lastre grandi di pietra, mi piace che nel mezzo della strada diventano mattoncini più piccoli. E’ come se questi grandi sono il mio palco del mio teatro e lì avanti c’è la gente del pubblico che passa, che si si può fermare a sentire una o due canzoni, e poi continuare a fare i suoi giri. Dietro c’è la galleria e se uno vuole si può fermare anche lì, come se fossero i VIP, però, perché vedono da dietro! E come se chi ha fatto questa strada lo sapeva.

Avevo già acceso Remo prima che venivo a scaldarmi e a scaldare la Fiore, lui adesso è già un po’ caldo. Anche se c’ho i guanti lo sento bene, ce le lascio un pochino, le mani sopra, lui è sempre un po’ caldo quando serve, era come lo zio Alberto, lui c’aveva due mani grandi e sapeva abbracciare davvero, mi scaldava sempre, quando da piccolo capitava che dovevo stare per strada una qualche notte.

Il paltò nuovo che mi ha prestato Steva è meraviglioso, è un po’ lungo ma mi sento come l’armatura, dentro qua: non passa un filo d’aria, però ci riesco a fare tutto con le braccia.

La faccio più bassa di come la facevano loro, che lui gridava sempre, ma a me, se parto come la facevano loro, mi si rompono le corde vocali e allora poi ti saluto Marianna. Mi viene bene, mi piacciono le cose di Sting, mi viene bene anche se la faccio un po’ più bassa.

C’è la signora coi capelli lunghi anche questa mattina, non si ferma tanto, come aveva fatto ieri. Si mette a guardare per terra come se pensava a qualcosa. Ieri sorrideva e batteva le mani, poi ha messo lì due euro e mi ha detto bravo Gerri! Oggi ha un cappotto lungo quasi fino a per terra e a me mi sembra che non gli lascia uscire bene i pensieri tristi, magari è per quello che oggi non ride. Ieri era vestita più corta e infatti sorrideva. Magari un giorno che prendo coraggio ce lo dico, dei vestiti.

Faccio ancora un paio di cose in inglese poi torno qui da noi, vado sul De Gregori, sul Guccini, che mi vengono bene anche quelli.

Adesso la gente aumenta e c’è anche qualche gruppo, secondo me. Quelli lì sono scolari sicuro, avranno otto o nove anni, quei bambini. Con la maestra, anzi tre maestre! Una davanti, che sarà il Capo, e le altre un po’ più dietro. Va che belli che sono: guardano tutto dappertutto, i piccioni, il duomo col naso all’insù, guardano anche gli altri e ridono e si dicono le cosine tra di loro. Qualche d’uno fa anche dei gridi e la maestra Capo allora lo rimprovera, e fa bene! Mi guardano. E’ bello quando mi guardano. A me mi viene da sorridere, quando mi guardano.

Gli faccio La Tartaruga di Bruno Lauzi, di quel vecchio disco per i bimbi, e loro ridono come a Natale, perché mi metto anche a fare le facce. Poi la maestra Capo mi sorride e fa di sì lenta con la testa, mentre applaudono tutti, viene verso il cappello e lascia cadere dentro qualche spicciolo. Io ringrazio con la voce della tartaruga e qualche bimbo ride ancora un po’.

Faccio una pausa che ormai saran le undici passate e metto la Fiore nella custodia. Faccio due passi sotto i portici per vedere se nel frattempo il Gualtiero si è svegliato. E’ sempre lì avvolto nelle sue coperte, ammucchiato sui cartoni, il Pluto sta lì accanto e quando mi vede che arrivo alza la testa e tira fuori la lingua. Gli faccio un po’ di coccole, lui resta li sdraiato. Fa sempre così il Pluto.

“Uè Gualtiero, se ti svegli ti prendo le caldarroste, stamattina, che ti piacciono tanto!”

Lui però non si muove e il Pluto abbaia una volta, poi rimette giù il muso. Allora sto su e decido che faccio due passi dal Ristorante.

Come giro l’angolo vedo la fumera uscire fuori dalla porta di dietro e dentro la fumera c’è il Sahid che butta via il pattume.

” Ciao ilgerri, come stai?”

“Bene, bene… Oggi c’era freddo, ma guarda qua che bei guanti che c’ho su!” Sorrido, perché son contento dei miei guanti, alzo le mani e le giro su aperte, per farceli vedere bene.

“Ah, vai bene tu! Tu oggi sei principe di via! Voi Mauro? Vado dentro a cercare lui… Aspetta”

Tanto che aspetto guardo le vetrine che ti fanno vedere la sala, tante sale diverse, con dentro il divano e le luci, poi do un calcio a una latta che fa il rumore del gioco e finisce sopra al tombino: va che colpo da maestro!

“Mauro oggi non c’è, ma dice che domani c’è di nuovo. Lui ha cosa per te, domani”

” Va ben, ciao Sahid!”

“Ciao ciao bello!”

Mi giro per tornare indietro e guardo che la strada da qui sembra dentro una cornice del bordo dei palazzi, sembra un quadro di quelli che fa il Gigi, di quando si ricorda che è stato in Francia.

Stamattina è una bella mattina, ma spero che dopo piove. Se piove lava via tutto, se piove è come se si riparte.

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